COOL RUNNINGS: LA VERA STORIA DELLA SQUADRA GIAMAICANA DI BOB CHE HA CONQUISTATO IL MONDO
- maximminelli
- 2 giorni fa
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Aggiornamento: 13 ore fa

Quando pensiamo a Cool Runnings – Quattro sottozero (Cool Runnings), la spassosa e un po´ surreale commedia Disney del 1993, ci vengono in mente immagini di quattro atleti giamaicani che sfidano ogni convenzione e ostacolo (primo fra tutti il gran freddo) per competere nel bob alle Olimpiadi invernali. Ma quanto c'è di vero in questa storia che ha conquistato milioni di spettatori? La vera storia della squadra giamaicana di bob che ha partecipato alle Olimpiadi Invernali di Calgary 1988 è ancora più affascinante, eroica e sorprendente di quanto Hollywood abbia mai raccontato.
Molto più di una semplice follia

Contrariamente alla narrazione hollywoodiana, l'idea di una squadra giamaicana di bob non nacque per caso. George Fitch, addetto commerciale dell'ambasciata americana a Kingston, e Ken Barnes (padre della star inglese di calcio John Barnes) svilupparono un progetto analitico basato su una premessa semplice ma rivoluzionaria: un atleta di prima classe dovrebbe essere in grado di padroneggiare qualsiasi sport.
Fitch sapeva che il bob è uno sport altamente fisico. Come lui stesso affermò: "Metà della gara si decide in base alla velocità con cui si riesce a spingere un oggetto di 600 libbre prima di saltarci dentro." L'idea non era quella di un ultimo disperato tentativo, ma una scommessa calcolata sul potenziale atletico giamaicano, che ha sempre fornito all´atletica leggera numerosi sprinter di primissimo piano.
Il mito dell'allenatore: George Fitch vs Irving Blitzer
Nel film Cool Runnings, l'allenatore Irving Blitzer, interpretato magistralmente da John Candy (in una delle sue ultime interpretazioni), è presentato come un ex campione olimpico caduto in disgrazia, alcolizzato, che trascorre le sue giornate in una sala scommesse giamaicana. Questa rappresentazione, per quanto drammaticamente efficace, è completamente fittizia.

George Fitch, il vero mentore della squadra, era tutt'altro che un fallito. Come diplomatico rispettato, espresse pubblicamente il proprio disappunto per la caratterizzazione hollywoodiana: "Mi sono sentito personalmente offeso dal film, perché non sono un bobista olimpico caduto in disgrazia, con problemi di alcolismo, che trascorre il resto della sua vita in una sala da biliardo qualsiasi. Ma Hollywood è così."
Soldati, non sognatori casuali

La scena del film in cui gli atleti si incontrano quasi per caso sulla spiaggia, e poi alle catastrofiche eliminatorie nazionali olimpiche per centometristi, è pura finzione. In realtà, il progetto bob giamaicano era una questione ufficiale della Jamaica Defence Force (Forza di Difesa Giamaicana). Dopo che i migliori velocisti del paese avevano rifiutato per paura di infortuni, Fitch si rivolse al maggiore George Henry.
La scelta cadde su tre soldati altamente qualificati: Dudley Stokes, pilota di elicotteri; Mike White, velocista d'élite; Devon Harris, corridore degli 800 metri. Erano atleti disciplinati che inizialmente consideravano l'idea completamente assurda. Come ricorda Devon Harris: "Sognavo di andare ai Giochi di Seul '88, pensavo che sarei diventato il prossimo Sebastian Coe. Ma certo non ai Giochi invernali. Ad essere sincero, quando è venuto fuori l'argomento, l'ho trovato ridicolo."
Quando il Principe Alberto salvò le Olimpiadi dei giamaicani.

Uno degli episodi più drammatici e meno conosciuti della storia di Cool Runnings è la battaglia diplomatica che si svolse dietro le quinte. A soli dieci giorni dalla cerimonia di apertura di Calgary, il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) voleva squalificare i giamaicani, considerandoli un rischio per la sicurezza e, peggio ancora, una semplice curiosità che avrebbe reso ridicolo lo sport.
In questo momento critico entrò in scena un alleato inaspettato: il Principe Alberto di Monaco. Lui stesso bobista olimpico e figura di peso diplomatico, Alberto convinse il CIO che i giamaicani avevano soddisfatto tutti i criteri di qualificazione sportiva. Come racconta George Fitch: "Hanno ricordato ai membri del CIO: 'Sentite, questi ragazzi si sono qualificati, hanno soddisfatto tutti i requisiti. Non potete semplicemente dire loro di no solo perché pensate che siano un branco di pagliacci'."
Le magliette che comprarono il sogno

La storia finanziaria del progetto bob giamaicano è un racconto di pura ingegnosità. George Fitch investì inizialmente 92.000 dollari di tasca propria per rendere possibili gli allenamenti e i viaggi. Tuttavia, quando arrivò il momento di acquistare il bob a quattro per Calgary (al costo di circa 25.000 dollari), le casse erano vuote.
La soluzione fu tanto anticonvenzionale quanto brillante: in un bar di Calgary, la moglie di Fitch disegnò magliette con la scritta "Hottest Thing On Ice" (La cosa più calda sul ghiaccio). L'entusiasmo dei canadesi fu travolgente: in breve tempo furono raccolti 24.000 dollari, sufficienti per acquistare un bob usato della squadra canadese. Un perfetto esempio di come la passione popolarepossa trasformarsi in sostegno concreto.
Il quarto uomo: colpo di scena all'ultimo minuto

Inizialmente, la squadra giamaicana era iscritta solo per il bob a due (particolare che nel film non viene nemmeno evocato, per esigenze di copione). Ma dopo una partenza rispettabile, come racconta Devon Harris, i bobisti caraibici furono colpiti dal "nostro lato giamaicano": l'impulso spontaneo di volere di più. Decisero di competere anche nel bob a quattro, ma mancava un uomo.
Freddie Powell, un sostituto, era troppo concentrato sulla sua carriera di cantante reggae, mentre Caswell Allen era demoralizzato dopo una caduta durante gli allenamenti. La soluzione arrivò da Moscow, Idaho, dove Chris Stokes, fratello di Dudley, si allenava con una borsa di studio di atletica leggera all'Università dell'Idaho. Fu fatto arrivare in aereo, ottenne un accredito lampo e, dopo solo quattro prove, si ritrovò nella gara olimpica. Un esempio perfetto dell'improvvisazione e della determinazione che caratterizzarono questa straordinaria avventura.
Tra paura della morte e "bravata giamaicana"

La scena più iconica di Cool Runnings è l'incidente e la successiva camminata della squadra che trasporta il bob fino al traguardo. Mentre il film attribuisce l'incidente a un guasto tecnico, la realtà fu diversa. L'errore avvenne all'ottava curva e, come descrive Harris, alla nona "finì il muro". La slitta si ribaltò e sfrecciò a oltre 100 km/h sulla pista ghiacciata con gli uomini a testa in giù. Per George Fitch, che si trovava a bordo pista, furono momenti di puro orrore. Per quasi dieci secondi non ricevette alcuna risposta via radio. "Pensavo di averli uccisi tutti", ricordò in seguito.
Quando finalmente gli uomini scesero dalla slitta illesi, mostrarono la tipica "spavalderia giamaicana": sorridevano e salutavano mentre spingevano il bob verso il traguardo. Ma dentro era tutta un'altra storia. Come confessò Devon Harris: "Ho pensato solo: 'Wow, che imbarazzo'. Eravamo alle Olimpiadi sotto gli occhi di tutto il mondo e abbiamo fallito, siamo caduti. Per me è stato vergognoso. Ci sentivamo tutti così, come se avessimo deluso il nostro Paese."
Eredità sportiva dell´onda caraibica

Il vero trionfo sportivo della squadra giamaicana arrivò non a Calgary 1988, ma sei anni dopo. A Lillehammer 1994, i giamaicani dimostrarono definitivamente di appartenere all'élite mondiale del bob, conquistando un sensazionale 13° posto nel bob a quattro e lasciandosi alle spalle gli equipaggi bis di nazioni storicamente dominanti negli sport invernali come Stati Uniti, Italia e Russia.
Questa eredità scatenò un'onda di partecipazione caraibica agli sport invernali. Seguirono squadre di bob da Trinidad, Messico, Porto Rico e Isole Vergini. Fu persino creata una "Caribbean Cup". La Giamaica aveva definitivamente aperto al mondo l'esclusivo club degli sport invernali, dimostrando che la passione e la determinazione, oltre che un pizzico di sana follia, possono superare qualsiasi barriera geografica o climatica.
Quando Hollywood incontra la realtà

Nonostante le libertà creative prese da Hollywood, Cool Runnings rimane un film fondamentale nella cultura popolare. Diretto da Jon Turteltaub e prodotto da Dawn Steel, il film ha catturato lo spirito di quella straordinaria avventura, anche se ne ha alterato molti dettagli fattuali.
Gli attori Leon (che interpreta Derice Bannock), Doug E. Doug (Sanka Coffee), Rawle D. Lewis (Junior Bevil) e Malik Yoba(Yul Brenner), insieme all'indimenticabile John Candy nel ruolo dell'allenatore Irv, hanno creato personaggi che sono diventati estremamente popolari. Come disse Leon in un'intervista: "Non è molto fedele alla realtà. Come hanno iniziato e come hanno finito è stato lo stesso, e ci sono filmati reali del loro incidente verso la fine. Ma i personaggi non hanno gli stessi nomi e non sono le stesse persone. Penso che il film catturi il loro spirito."
Impatto culturale e sociale

Oggi Devon Harris è un motivatore molto richiesto in tutto il mondo. Pur guardando con indulgenza al film Disney, i cliché culturali – come gli accenti esagerati o l'immancabile caprone presente in ogni rappresentazione hollywoodiana della Giamaica – continuano a infastidirlo.
Ma il risultato finale parla da sé: secondo George Fitch, il progetto ha generato circa 8 milioni di dollari di pubblicità positiva per un paese che all'epoca era alle prese con una copertura mediatica prevalentemente negativa. La vera storia di Calgary 1988 è una storia di professionalità in circostanze avverse, di coraggio nel continuare nonostante la paura e lo scetticismo dell'opinione pubblica.
Rawle D. Lewis, durante un tour promozionale, espresse perfettamente l'importanza rappresentativa del film: "È il primo film che non presenta i giamaicani in modo unidimensionale. Sono rappresentati in modo completo." E Leon aggiunse: "Li descrive come veri giamaicani e non solo come gli stereotipi 'Hey, mon' che vivono in questo luogo mitico-comico."
Una storia di coraggio che trascende lo sport

La storia della squadra giamaicana di bob è molto più di una semplice vicenda sportiva. È una narrazione universale sul potere dei sogni, sulla capacità di sfidare le convenzioni e sul coraggio di perseverare anche quando tutto sembra impossibile.
Mentre Cool Runnings ci ha regalato una favola perfettamente orchestrata, la vera storia ci offre qualcosa di ancora più prezioso: la testimonianza che la determinazione umana può superare qualsiasi ostacolo. Da Moscow, Idaho a Calgary, da un bar che vendeva magliette a un podio diplomatico con un principe, dalla paura della morte sulla pista ghiacciata al trionfo di Lillehammer – questa è una storia che merita di essere raccontata nella sua interezza.
La domanda finale rimane: cosa ispira di più? La favola hollywoodiana perfettamente confezionata o la dura lotta improvvisata di questi veri atleti che hanno scritto la storia dello sport? La risposta, forse, sta nel riconoscere che entrambe le versioni – quella cinematografica e quella reale – hanno il loro valore unico nel celebrare lo spirito umano indomabile e la follia irrefrenabili delle passioni.









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