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E L´AUSTRIA SI FERMÒ PER IL SUO EROE SUGLI SCI: FRANZ KLAMMER


Franz Klammer: l'oro di Innsbruck 1976 e il cinema dell'eroe nazionale


Nella rassegna dedicata al cinema e le Olimpiadi Invernali torniamo sulle piste delle discese libere, che abbiamo percorso insieme a Robert Redford ne Gli spericolati (1969). Questa volta, però, voglio rievocare l'impresa olimpica di un atleta reale: Franz Klammer, il re delle discese tra l'inizio degli anni Settanta e la metà del decennio successivo. Considerato il più grande discesista di tutti i tempi (non mi addentro in considerazioni tecniche, non essendo uno specialista… non so nemmeno sciare!), il suo nome in Austria ha raggiunto lo status di mito ed eroe nazionale.



Per chi appartiene alla mia generazione, il nome di Klammer evoca le epiche sfide con i campioni della valanga azzurra, soprattutto Gustav Thöni e lo specialista Herbert Plank. Già campione del mondo a St. Moritz 1974, plurivincitore a Kitzbühel, Wengen (sul mitico Lauberhorn) e Val Gardena, con 25 successi in Coppa del Mondo di discesa e cinque Coppe di specialità, l'oro olimpico vinto in casa ad Innsbruck rappresentò l'apice di una carriera lunga e gloriosa, conclusasi solo nel 1985.


Oggi ultra-settantenne e felice padre e nonno, Klammer si gode l'aurea di super-campione della discesa libera di un'epoca ancora quasi avventurosa, senza rilevamenti computerizzati della "linea" da seguire e tempi calcolati al millesimo di secondo. Si dedica al golf e, occasionalmente, commenta le gare di sci alpino per la televisione nazionale austriaca.


Klammer - Chasing the Line: un biopic concentrato



Franz Klammer manifesto

Chi è Franz Klammer per meritarsi un biopic uscito nelle sale nell'ottobre 2021? Il film Klammer - Chasing the Line (letteralmente "Klammer - inseguendo la linea"), diretto dall'austriaco Andreas Schmied, ripercorre un lasso di tempo brevissimo: i cinque giorni che precedono la discesa libera olimpica di Innsbruck 1976, che comprendono, oltre alla gara, l´arrivo al villaggio olimpico, la convivenza non sempre idilliaca con i compagni del team austriaco di discesa libera, gli ultimi allenamenti, le conferenze stampa e la cerimonia inaugurale dei giochi, in cui è lo stesso Klammer a fare il portabandiera.



Non si tratta quindi di un film biografico tradizionale che segue la vita dell'atleta dalla nascita alla vecchiaia attraverso trionfi e sconfitte, bensì di un modello narrativo sempre più di successo (si pensi a Borg-McEnroe) che si concentra su un unico evento significativo nella vicenda biografica del protagonista. Questo approccio alleggerisce la narrazione e permette di approfondire aspetti tecnici e psicologici che in un biopic tradizionale andrebbero perduti, diluiti in tanti episodi della carriera dell´atleta immortalato (o immortalata) dalla pellicola.


Pressioni, sponsor e identità nazionale


Concentrandosi su un arco temporale ristretto, il film di Schmied ci propone quindi un racconto serrato e drammatico, in cui la tensione che sale di sequenza in sequenza. La vittoria di Franz Klammer sul temibile percorso del Patscherkofel a Igls (alle porte di Innsbruck) diventa l'occasione per presentare non solo un giovane atleta alle prese con l'ennesima sfida sportiva, ma anche la pressione mediatica, il bisogno di esaltazione dell'identità sportiva austriaca e la nascita di un vero e proprio mito nazionale.



Tecnicamente curato nei minimi particolari, sia nelle scene di discesa che nella ricostruzione ambientale degli anni Settanta, il film è un crescendo delle sollecitazioni che il ventiduenne Franz Klammer (interpretato da Julian Waldner) dovette subire: dalla Federazione Sciistica Austriaca, dai media, dall'opinione pubblica e dagli sponsor tecnici. In particolare, il produttore austriaco di sci Pepi Fischer (Robert Rainagl) gli propose alla vigilia della gara olimpica un nuovo sci speciale, che però non convinse Klammer. Il campione, scontrandosi anche con la propria Federazione, praticamente all´ultimo minute decise cocciutamente di scendere con i suoi sci tradizionali. E avrà ragione lui.


Proprio come in Air di Ben Affleck (uscito però nel 2023), Klammer - Chasing the Line mostra anche come lo sport moderno sia diventato un campo di battaglia tra aziende che si contendono gli atleti più famosi per imporre i propri prodotti. A questo proposito, e il film lo accenna esplicitamente, Klammer si trovò in concorrenza diretta con Gustav Thöni non solo sulle piste, ma anche nella contesa per i contratti con gli sponsor tecnici migliori: in questo caso proprio Fischer.


A fare da contraltare a queste pressioni continue - incluse le divise dorate piuttosto kitsch imposte dalla Federazione - emerge la forte personalità di Klammer. Conscio delle proprie capacità e dotato di carisma e di un carattere indipendente, seppe sempre imporre le proprie scelte, consapevole che, in caso di insuccesso, l'unico responsabile sarebbe stato lui stesso.


Il lato umano: famiglia, amore e attesa



Il film non manca di concessioni alla retorica sentimentale. Viene sottolineato il ruolo fondamentale dell'allora fidanzata (poi futura moglie) di Klammer, Eva (Valerie Huber), studentessa a Vienna, che diventa dispositivo melodrammatico e controcanto domestico alla spettacolarizzazione dell'evento. La giovane donna lo sostiene a distanza, ma poi non resiste e si precipita a Innsbruck per seguire il compagno nell'impresa olimpica (che resterà, purtroppo, l'unica sotto il simbolo dei cinque cerchi).


Continui sono i cambi di prospettiva con cui il montaggio frenetico ci fa vivere l'attesa spasmodica e la telecronaca della gara attraverso le emozioni dei familiari di Klammer - genitori e sorella minore, che seguirono la gara in tv a Mooswald, il loro piccolo paese montano in Carinzia - e di tutti gli austriaci incollati agli schermi. Le scuole di tutto il Paese sospesero le lezioni per permettere agli studenti di assistere all'impresa del nuovo eroe nazionale. Locali e caffé registrarono il tutto esaurito per quei due minuti scarsi che Klammer impiegò per mettersi tutti I concorrenti alle spalle e per conquistare l'oro.


Al centro rimane, però, l'atleta, l'uomo. Con i suoi dubbi, le sue paure, il nervosismo pre-gara nella baita messa a disposizione degli sciatori prima della partenza. Klammer, nonostante il carattere orgoglioso e qualche contrasto, riesce a preservare lo spirito di squadra con gli altri compagni del team austriaco. In tutti c'è un forte sentimento di coesione, ma la consapevolezza che la star del gruppo e proprio lui, il carismatico Franz Klammer, e profonda e condivisa.


La discesa più iconica del circo bianco



Le riprese tecniche sono di grande efficacia, spesso in soggettiva, come una corsa sulle montagne russe. Quel folle volo di 1'45" e 53 centesimi con cui Klammer strappò l'oro allo svizzero Bernhard Russi e riproposto in modo cinematograficamente impeccabile. Schmied ha saputo riprodurre quella che è ricordata come una delle discese più iconiche nella storia dello sci: il "rischio massimo" di Klammer (linee al limite, sci che "ballano", recuperi in extremis) è diventato paradigma della discesa moderna, tanto da essere ancora oggi citato tra le gare più belle di sempre.


Non distribuito in Italia, ma arrivato solo al pubblico dell'area di lingua tedesca, Klammer - Chasing the Line ha ricevuto recensioni complessivamente positive, anche da siti specialistici come Cineuropa. Susanne Gottlieb legge il film come un appello appassionato allo "spirito collettivo dello sport", notando come la storia eviti il classico schema eroe vs avversario straniero (nell'occasione lo svizzero Russi, medaglia d'oro a Sapporo 1972, salito sul podio di Innsbruck al secondo posto davanti a Herbert Plank) per concentrarsi sui conflitti interni - con la federazione, con gli sponsor, con se stesso - e sul percorso di Klammer verso un'identita autonoma rispetto alle logiche commerciali.



Sul sito tedesco Film-Netz, se da una parte si evidenzia il tono agiografico della pellicola, dall'altro non si nega che il racconto risulta riuscito, divertente ed entusiasmante. Certo, ci sono punti critici: Klammer è quasi sempre una figura senza ombre, la festa nazionale è celebrata più che problematizzata, mentre i conflitti con allenatore e produttori di sci non vengono davvero approfonditi. Al tempo stesso si riconoscono ritmo, energia, colonna sonora e una messa in scena "di cuore" che punta a un cinema popolare e caloroso, piu che a una decostruzione critica.


Matthias Greuling ha scritto sul quotidiano Wiener Zeitung che l'ambientazione anni Settanta ricorda molto Rush (2013) di Ron Howard, anche se l'attenzione è concentrata su dettagli più sottili. Nel complesso, il film è narrato in modo piacevole, realizzato con brio e interpretato da un cast simpatico di attori ben immedesimati nei ruoli.



Il regista Andreas Schmied, nelle interviste rilasciate, ha insistito su una ricerca "più psicologica che fattuale" e sul tentativo di dare allo spettatore un "vero vissuto", non solo una drammaturgia hollywoodiana. Dichiara anche l'attenzione maniacale all'autenticità(auto, maglioni, arredamenti anni Settanta) e al modo in cui i media dell'epoca raccontavano gli eventi.


Emerge anche la riflessione su tempo e velocità: Schmied racconta come Klammer stesso abbia descritto la discesa come un'esperienza in "slow motion", in cui il corridore percepisce dettagli a bordo pista. Questa percezione soggettiva del tempo diventa principio formale del montaggio, con momenti in cui il trionfo sembra sospendere la temporalità.


Klammer, il Tirolo e il cinema come turismo



Lo stesso Klammer, che appare in un cameo finale, ha detto la sua sul film. Un'intervista pubblicata dalla rivista Freizeit Tirol, in chiave celebrativa, ha offerto lo spunto per collegare il racconto cinematografico ai ricordi diretti dell'atleta, alle dinamiche della preparazione e alla ricezione odierna della sua vittoria come parte del patrimonio simbolico del Tirolo e dell'Austria.


Il film è stato anche un'occasione per fare turismo cinematografico e valorizzare i luoghi che hanno fatto da teatro all'impresa sportiva di Klammer, celebrando la vocazione non solo turistica, ma anche sportiva del Tirolo, di cui Innsbruck è la capitale.


Cinema sportivo e costruzione dell'eroe

 

I film sportivi sono anche questo: racconti dei dietro le quinte, dei profili psicologici degli atleti e di chi sta al loro fianco, delle attese del pubblico. Che Klammer - Chasing the Line privilegi una rappresentazione convenzionale non toglie efficacia e freschezza a una pellicola che anche il pubblico italiano dovrebbe vedere, per non restare prigioniero di una visione provinciale del cinema sportivo ancorata soprattutto ai prodotti hollywoodiani.



Il film illumina chiaramente il modo in cui un singolo atleta e una singola gara diventano memoria condivisa, mito televisivo e, infine, racconto cinematografico. Il contrasto tra la corsa reale - durissima e al limite - e la sua trasformazione in linguaggio cinematografico, con le soggettive e il montaggio che cercano di restituire allo spettatore la percezione fisica di quella velocita, rappresenta il cuore pulsante di questa pellicola.


Klammer - Chasing the Line sceglie deliberatamente la via dell'agiografia calorosa, la celebrazione più che la messa in discussione. Ma proprio in questa scelta risiede il suo valore: mostrare come lo sport, il cinema e l'identità nazionale si intreccino per creare eroi che trascendono il tempo e le piste innevate di Innsbruck.

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