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LO SPORT SECONDO PASOLINI (1)


Pasolini calciatore

Serie dedicata a Pasolini e lo sport


La sera di un giorno festivo di inizio novembre del 1975. Cinquanta anni fa.


Perché allora il 2 novembre era ancora festivo in Italia. Il telegiornale delle 20 sul primo canale della Rai.Una notizia inquietante, anche per me, ragazzino di appena dieci anni, alle prese con la quinta elementare. L´omicidio di un personaggio famoso, di un nome e di un volto in qualche modo familiare, come tutti quelli spesso presenti sui media.


Quel nome e quel volto, che appare nelle immagini di repertorio trasmesse in tv, li collegavo a un film in bianco e nero che avevo visto qualche volta in tv, in quei lunedì che la Rai dedicava quasi in modo sacro a un classico del cinema. Era la storia di Gesù, un Gesù povero, che viveva tra poveri.Ero rimasto colpito da molte scene, soprattutto da quella crocifissione così cruda e spietata, ma ancora lontana dalla cruenta rappresentazione che ne avrebbe dato Mel Gibson quasi quarant’anni dopo.


Quel nome e quel volto li collegavo anche a polemiche, discussioni, che seguivo solo in tv.Perché la televisione italiana, con i suoi soli due canali, permetteva a tutti di respirare il dibattito culturale.


Era un uomo piccolo, minuto, dal volto magrissimo, spesso con gli occhiali, anche neri.Aveva una voce sottile, che incantava anche un ragazzino di quinta elementare, tutto sommato ignorante e incolto come me.


Quel nome poteva essere riassunto in tre consonanti: P. P. P.


Era la sera del 2 novembre e le immagini in bianco e nero dei servizi giornalistici sull’uccisione di Pier Paolo Pasolini scorrevano sul televisore della cucina della nostra casa, acceso anche durante la cena.Solo più tardi avrei cominciato a leggere i suoi scritti, vedere i suoi film, ascoltare le sue interviste.A capire la sua importanza per il nostro Paese — e quanto il suo pensiero sia tuttora controverso, discusso, approfondito, forse però anche spesso citato superficialmente.


Un nome che, a fasi alterne, amo follemente o critico profondamente.


Pasolini, tra i suoi tanti interessi, non ha mai negato di amare lo sport, che ha praticato sin da ragazzo. Giocava a calcio, anche negli ultimi mesi della sua vita. Si interessava di ciclismo, di pugilato, seguiva le Olimpiadi di Roma. Scelse un atleta, Giuseppe Gentile, medaglia di bronzo a Città del Messico, per il ruolo di Giasone nella sua versione cinematografica di Medea, con Maria Callas protagonista.


Pasolini avrebbe concesso una delle sue ultimissime interviste proprio a un settimanale sportivo, il mitico Guerin Sportivo, una delle letture preferite dagli appassionati italiani dell’epoca. Lo sarebbe diventato anche per me circa tre anni dopo e per quasi due decenni.


Ecco perché a Pier Paolo Pasolini dedicherò per tutto il mese di novembre — a partire da oggi, giorno del triste anniversario della sua morte — una serie di post sul suo rapporto profondo e variegato con lo sport, con uno sguardo anche a come, nei panni di regista, Pasolini abbia dato spazio a questa passione nei suoi film.


Vi invito a seguire questi post, possibilmente anche a commentarli e a criticarli, se è il caso. Penso che sia un argomento molto interessante.


A presto!

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