top of page

OLYMPIC DREAMS: AMORE NEL VILLAGGIO OLIMPICO

Penelope e Ezra

 

Mentre si aprono le Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026, con competizioni distribuite su un territorio vasto e un villaggio olimpico dall'organizzazione complessa, torniamo con la memoria a PyeongChang 2018. Qui, in Corea del Sud, il villaggio olimpico aveva dimensioni più contenute, permettendo agli atleti di incontrarsi quotidianamente, condividendo spazi comuni, speranze e sogni.

 

Proprio in questa cornice, raramente rappresentata al cinema – se si eccettua il dramma di Monaco 1972 – si svolge Olympic Dreams, delicata pellicola romantica statunitense del 2019. Girato da una troupe di appena tre persone, il film oscilla tra finzione e documentario, raccontando l'incontro tra due protagonisti agli antipodi: una sciatrice di fondo alla prima Olimpiade e un dentista volontario.

 

Film senza retorica: lo sguardo oltre le medaglie

 

Olympic Dreams

In Olympic Dreams non troverete la retorica dei cinque cerchi olimpici né il montaggio trionfale che celebra i vincitori di medaglie. Il villaggio olimpico è invece abitato da solitudini: una giovane sciatrice di fondo americano alla prima Olimpiade ed un dentista volontario, anche lui statunitense, utilizzano PyeongChang 2018 come parentesi esistenziale per interrogarsi su stessi e sul proprio futuro.

 

La forza del film risiede proprio in questa discrepanza di ruoli e motivazioni. Lei, atleta consumata da un'unica gara che rappresenta il culmine di anni di sacrifici. Lui, professionista in fuga dalla routine quotidiana, che cerca nel volontariato olimpico un senso diverso alla propria esistenza. Il film trova la sua forma sfruttando l'accesso inedito agli spazi, ai ritmi e ai retroscena della vita olimpica, raccontando non tanto i risultati quanto il dopo: l'attimo in cui il sogno olimpico è già passato e bisogna capire chi si è, al di là dei Giochi.

 

Penelope ed Ezra: motivazioni allo specchio


Olympic Dreams

Penelope (Alexi Pappas) è una giovane sciatrice di fondo alla sua prima Olimpiade. Introversa e determinata, arriva ai Giochi con l'idea che quell'appuntamento definisca il senso stesso della sua vita, sportiva e non. La sua motivazione è assoluta, quasi totalizzante: ha dedicato anni a quell'unico momento agonistico. Una volta terminata la gara – collocata all'inizio del programma olimpico – si ritrova improvvisamente senza scopo, smarrita dentro un villaggio che continua a muoversi mentre il suo obiettivo personale è già alle spalle.

 

Ezra (Nick Kroll) rappresenta l'esatto opposto. Dentista volontario sulla trentina, è presente ai Giochi più per bisogno di evasione e curiosità personale che per una missione sportiva. Essere dentro le Olimpiadi soddisfa in fondo un sogno infantile: si è sempre interessato ai Giochi, ma non ha mai praticato sport al livello necessario per parteciparvi da protagonista. Non è un atleta, non ha nulla in palio sul piano dei risultati. Il suo ruolo di supporto medico-sanitario, periferico rispetto alla retorica delle medaglie, nasce da una motivazione esistenziale più che competitiva, dalla ricerca di un cambiamento in una vita professionale già avviata ma emotivamente incompiuta.

 

Ruoli contrapposti nel microcosmo olimpico


Olympic Dreams

Questa differenza di motivazioni si traduce in ruoli radicalmente diversi all'interno del microcosmo olimpico. Penelope fa parte del programma gare, soggetta alle regole ferree di preparazione, alimentazione, concentrazione e isolamento. Ezra è invece un ospite interno, un addetto ai lavori che può muoversi più liberamente tra gli spazi e le situazioni del Villaggio.

 

Per lei ogni incontro rischia di essere una distrazione o, a posteriori, una ferita legata al timore di aver fallito il proprio sogno olimpico. Per lui, l'incontro con Penelope diventa l'occasione di interrogarsi sulle scelte fatte fino a quel momento e sulla possibilità di rimettere in gioco desideri accantonati.

 


L´esile relazione che nasce tra i due mette così a confronto chi ha tutto da perdere – l'atleta che teme di non essere all'altezza dell'Olimpiade – e chi ha tutto da guadagnare – il volontario che non rischia nulla, se non di tornare alla routine senza aver colto l'occasione. Alcun critici hanno accostato la dinamica Penelope-Ezra alla malinconia sospesa di Lost in Translation, proprio per questo incontro fra due solitudini con pesi esistenziali opposti ma complementari.

 

Insieme, i due protagonisti scoprono il mondo degli sport invernali – dallo skeleton al curling, dal pattinaggio al salto con gli sci – e contemporaneamente scoprono se stessi, il senso dell'agonismo e cosa valgono per le altre persone.

 

Originalità dello sguardo dall'interno del Villaggio olimpico


Olympic Dreams

Il vero elemento distintivo di Olympic Dreams è l'accesso dall'interno al Villaggio olimpico. Si tratta del primo lungometraggio di finzione girato ufficialmente nel Villaggio durante dei Giochi in corso, con una troupe ridotta al regista Jeremy Teicher e ai due protagonisti.

 

Questa economia di mezzi permette alla macchina da presa di infiltrarsi negli spazi comuni, nei corridoi, nelle camere, nelle palestre, nelle mense, nelle aree ricreative, restituendo una quotidianità raramente visibile: code al self-service, allenamenti di rifinitura, incontri casuali con veri atleti olimpici, piccole cerimonie improvvisate tra delegazioni.

 

Non è solo una curiosità logistica. La scelta di girare dal vivo nel 2018 dona al film un tono quasi documentaristico, con veri olimpionici in piccoli ruoli e un'atmosfera di perenne passaggio, come se ogni scena potesse essere l'ultima prima che il Villaggio si svuoti e la bolla olimpica esploda. In questo contesto, le dinamiche sentimentali e psicologiche della coppia protagonista si intrecciano ai retroscena del grande evento: tensione, attese, crisi di identità sportive e personali, e quel senso di sospensione che molti cronisti descrivono ma che raramente il cinema ha potuto mostrare con tale prossimità.

 

Alcuni critici hanno identificato in questo sguardo dall'interno la principale attrazione del film, ancor più della love story tra i due protagonisti.

 

Autenticità della rappresentazione sportiva


Olympic Dreams

Dal punto di vista della rappresentazione dello sport, oltre agli aspetti documentaristici che immortalano veri atleti in competizioni reali, Penelope viene ripresa da vicino, quasi dall'interno, durante la sua gara di sci di fondo.

 

Va ricordato che l'attrice protagonista, Alexi Pappas – anche co-produttrice della pellicola – è una vera atleta. Fondista, ha partecipato alle Olimpiadi di Rio 2016 sui 10.000 metri rappresentando la Grecia, paese d'origine di suo padre. Pappas ha quindi saputo mostrarci tutta la durezza e la spietatezza di uno sport di resistenza quale è lo sci di fondo. Vero è il suo fiatone, vero il sudore che le cola sul naso, vero il freddo che le tortura il volto, vera la caduta sulla neve ghiacciata dopo aver tagliato il traguardo stremata dalla fatica.

 

Anche questo dimostra che il regista ha voluto evitare tutti i cliché della commedia romantica e della rappresentazione didascalica dello sport edificante, privilegiando una progressione dialogica pudica e introspettiva nei due personaggi. In fondo, i protagonisti sono solitari – o meglio, si trovano in una condizione provvisoria di solitudine. Ognuno con i propri sogni: quelli di Penelope andati in fumo sul percorso della gara di sci di fondo, quelli di Ezra realizzatisi in un ambulatorio dentistico provvisorio senza medaglie da vincere. Due solitudini che cercano una direzione e, forse, alla fine la trovano.

 

I veri olimpionici che compaiono in brevi ruoli, e il continuo andirivieni di atleti che vanno e vengono dalle gare, fanno da sfondo vivo a questa storia minima ma intensa.

 

Fine dei Giochi e scelta del futuro


Olympic Dreams

Con l'avvicinarsi della cerimonia di chiusura, il Villaggio olimpico comincia a svuotarsi. Delegazioni che partono, locali che si chiudono, amicizie che finiscono in promesse di rivedersi mai mantenute. Anche Penelope ed Ezra devono fare i conti con la fine della parentesi olimpica.

 

Lei deve tornare a casa e decidere se continuare a inseguire il sogno olimpico o ridisegnare le proprie ambizioni. Lui deve rientrare nella sua vita da dentista e capire quanto è disposto a cambiarla. La relazione resta sospesa tra la possibilità di trasformarsi in qualcosa di duraturo e il rischio di rimanere un incontro irripetibile, legato a un luogo e a un tempo eccezionali.

 

Il film si chiude su questa ambiguità dolceamara: più che dare risposte definitive, lascia i due protagonisti – e lo spettatore – con la sensazione di aver vissuto un personal best emotivo in un contesto in cui tutti inseguono record e medaglie.

 

Un film olimpico diverso


Olympic Dreams

Olympic Dreams si distingue nel panorama cinematografico sportivo proprio perché rifiuta la narrazione convenzionale. Non ci sono vittorie trionfali, non c'è esaltazione nazionalistica, non c'è retorica dei Giochi. C'è invece uno sguardo autentico sulla vita degli atleti olimpici, sulle loro fragilità, sulle loro solitudini, sui loro sogni spesso infranti.

 

In un'epoca in cui le Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026 si aprono con grande spettacolarità, questo film del 2019 ci ricorda che dietro ogni atleta, dietro ogni competizione, ci sono storie umane profonde che meritano di essere raccontate. E che a volte, il vero personal best non si misura in medaglie, ma nella capacità di scoprire se stessi e di dare un senso al proprio percorso.

 

Commenti

Valutazione 0 stelle su 5.
Non ci sono ancora valutazioni

Aggiungi una valutazione
bottom of page